giovedì 8 marzo 2007

RISULTATI IN SEZIONE AL 7 MARZO

AVENTI DIRITTO: 4957
VOTANTI:2251 (45,41% DEGLI AVENTI DIRITTO)
FASSINO: 1744 (77,48%)
MUSSI: 437 (19,41%)
ANGIUS: 70 (3,11%)



DELEGATI: 324
FASSINO: 176
MUSSI: 34
ANGIUS: 4

(Scarica il file dettagliato dei risultati)

domenica 4 marzo 2007

CONGRESSI IN SEZIONE

MARTEDI' 13 MARZO

Cannole, ore 18.30, ex scuola media.
Ugento, sezione ds.

MERCOLEDI' 14 MARZO


Gemini, ore 18, sezione ds.
Castrignano del Capo, sezione Ds.
San Pietro in Lama, sezione Ds.

GIOVEDI' 15 MARZO


Matino, ore 18.30, sezione ds.
Scorrano, ore 18.30, sezione ds.
(Scarica il calendario aggiornato al 7.3.07)

PER UNA SEPARAZIONE CONSENSUALE. CONFRONTO PD E COSTITUENTE SOCIALISTA

di Peppino Caldarola, pubblicato su Il Riformista (1 Marzo 2007)
Prodi durerà o non durerà? Berlusconi riuscirà a tenere legato a sé Casini? Il Partito democratico volerà alto o si spezzerà nel decollo? Tutte domande senza risposta immediata. Ciascuna domanda e tutte assieme evocano eventi destinanti ad essere influenzati dal corso delle cose piuttosto che a provocare situazioni nuove. Tutto è appeso ad un filo. Come nelle classiche crisi di sistema c'è una logica di sopravvivenza che può far sperare gli ottimisti, ma accanto ad essa c'è l'ipotesi del crack, della situazione imprevista, della rivolta degli scheletri o del futuro che forza il presente. La sinistra ha messo in discussione tutto. Fassino vincerà il congresso, un partito riluttante verrà portato "oltre". Sarà di centrosinistra, anticiperà la svolta della socialdemocrazia europea, sarà una cosa di centro realizzando il sogno di Beppe Vacca di una nuova DC fondata dai comunisti?
I timonieri non lo sanno, hanno molte speranze e qualche tremore. Qualcuno si riserva di far saltare il matrimonio prima di salire sull'altare, prima del 2009.
Per questo sono inutili sia guerre preventive sia guerre successive.
Elaboriamo il lutto e andiamo avanti. (Continua a leggere)

CALANO I VOTI, AUMENTANO GLI ELETTI: QUALCOSA NON VA

di Michele Prospero (L'unità 3 MARZO 2007)

Che la crisi della politica sia incentivata dalla mancanza di partiti grandi non ci sono dubbi.
Ma cosa hanno fatto i DS per diventare più grandi e schivare così gli scogli della frantumazione che manda alla deriva il sistema politico?
Questo è il nodo. Una sindrome di Penelope ha contagiato finora i leader dei DS.
Ogni volta che il partito si avvicinava a percentuali europee, tutto veniva disperso per assecondare l'ebbrezza ingannevole di nuovi inizi. E così si ritoccavano nomi, simboli, identità. E' quasi un miracolo che un partito così febbrilmente esposto agli umori imprevebili dei suoi capi sia soppravvissuto e continui anzi a giocare un ruolo rilevante.
Chi comprerebbe una macchina nuova sapendo che a breve essa andrà fuori produzione?
Per un partito è lo stesso. Non può sperare di conquistare fette ampie di consenso se il suo leader annuncia che la "Cosa" appena creata andrà presto fuori produzione.
Per i DS avviene così da molti anni. L'unica cosa certa è che la "Cosa" appena lanciata non dura come offerta politica stabile e si ricomincia daccapo a navigare nell'ignoto. (Continua a leggere)

MUSSI: NON FARO' LA SINISTRA DEL PD. DURERA' POCO

Pubblicato su l’Unità il 4 marzo 2007

Fabio Mussi dice che non è intenzionato a fare la sinistra del Partito democratico per due ragioni. La prima: «È un rassemblement elettorale senza identità, senza una chiara tavola dei valori, senza una collocazione internazionale. E come tale durerà poco». La seconda: «Nasce come un partito più al centro dei Ds e che prepara una politica che guarda più al centro dello schieramento politico». Ci sarebbe poi una terza ragione che, se non gli dovesse riuscire di «fermare il treno del Pd», lo porterebbe a lavorare fuori da questo terreno: «La vera novità di oggi non è questo Ulivo, ma il fatto che per la prima volta nella storia d’Italia tutta la sinistra è al governo. È arrivato il momento di affrontare il problema delle divisioni della sinistra».
Cosa dimostra la crisi, ministro?
«La legge elettorale è pessima, ma non è la responsabile del filo di rasoio su cui si cammina al Senato. Ci siamo soffermati troppo poco a riflettere sulle nostre difficoltà politiche e sul risultato delle elezioni del 2006. L’Unione vince per un soffio di voti alla Camera e per un soffio di seggi al Senato. La lista dell’Ulivo alla Camera, che aveva preso più del 33% due anni prima alle europee, prende il 31%. E i due unici partiti rimasti a convivere nella lista dell’Ulivo, Ds e Margherita, al Senato vanno decisamente male, con i Ds al 17,5%. È chiaro che un partito che si presenta alle politiche annunciando sostanzialmente il suo superamento non è destinato a raccogliere trionfali successi». (Continua a leggere)